Inversione di marcia e responsabilità colposa: quando l’imprudenza prevale sull’affidamento
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per omicidio colposo nei confronti di un conducente che, effettuando una manovra di inversione a “U” in ambito urbano, ha provocato la morte di un motociclista. L’impatto è avvenuto mentre il motociclo, in sorpasso su una fila di auto ferme, percorreva la corsia opposta. La Suprema Corte ha ritenuto legittima la valutazione dei giudici di merito, secondo cui l’automobilista ha violato gli artt. 140 e 154 del Codice della strada, non avendo eseguito la manovra con la necessaria prudenza. Escluso il ruolo interruttivo della condotta della vittima, considerata prevedibile. Accolti invece i motivi sul difetto di contestazione formale delle lesioni colpose in danno di un terzo, con riduzione della pena. La sentenza riafferma il rilievo della colpa specifica e del giudizio ex ante nella circolazione stradale.